DISTURBI DELL’APPRENDIMENTO

L’acquisizione del linguaggio parlato non è ugualmente facile per tutti i bambini, come non lo è l’acquisizione e la comprensione del linguaggio scritto e del ragionamento matematico.

Famiglia e ambiente influiscono sulle possibilità dello sviluppo cognitivo, creando più o meno vantaggio , tuttavia numerosi bambini, nonostante siano apparentemente sani e crescano in situazioni ambientali favorevoli, manifestano enormi difficoltà nell’imparare a scrivere, a leggere, a comprendere ciò che leggono, e ad eseguire calcoli e problemi matematici.

La gamma di tali situazioni viene raccolta entro la definizione di Disturbi dell’Apprendimento, accademicamente distinta in disturbi globali e disturbi specifici, questi ultimi più comunemente conosciuti come Dislessia, Disgrafia e Discalculia.

È ormai acquisito che tali disturbi derivino da un’alterazione del funzionamento cerebrale competente alla:

– acquisizione di informazioni;

– alla loro integrazione;

– alla loro acquisizione (o deposito);

– alla risposta in uscita come risultato del processo precedente.

Foto Dif App

 

Le difficoltà di apprendimento diventano evidenti durante la scuola elementare anche se spesso i genitori hanno colto già nell’età precedente alcune diversità di competenze rispetto ai fratelli; purtroppo la diagnosi di sospetto e poi di certezza arriva sempre troppo tardi rispetto alle esigenze del bambino.

Infatti la persistenza delle difficoltà cognitive, nonostante tutti i tentativi che il bambino stesso mette in atto e nonostante l’aiuto di insegnanti e genitori, innesca una serie di meccanismi reattivi. Il bambino si vergogna di fronte ai compagni di classe, teme di venir deriso, di venir discriminato, ha paura di essere considerato stupido, incapace, mentalmente ritardato; spesso si rifiuta di leggere ad alta voce in classe o di rispondere alle interrogazioni.

A casa, non essendo riconosciuta la sua obiettiva difficoltà, finisce per essere considerato pigro, disubbidiente, ribelle, pervicacemente senza voglia di studiare. In epoca adolescenziale facilmente diventa vittima di gruppi di ragazzini prepotenti, ora chiamati “bulli”. Il risultato può essere la depressione, la sensazione di essere solo, incompreso e abbandonato, senza speranza.

È difficile valutare la reale incidenza del disturbi dell’apprendimento e quindi la reale dimensione del problema, tuttavia, se si considerano le richieste di valutazione che giungono ai servizi territoriali di neuropsichiatria e l’opinione di molte insegnanti elementari, il numero di casi è aumentato enormemente negli ultimi venti anni.

La dislessia rappresenta il disturbo più frequente e più superficialmente conosciuto dalla gente comune.

Circa il 70% dei bambini con un disordine della lettura è rappresentato da lettori disfonetici in quanto hanno difficoltà nell’elaborare gli input sensoriali provenienti dalle vie acustiche; per loro è anche problematico sillabare le parole e scriverle. Essi hanno scarse capacità di decodificazione dei suoni, quindi non riescono ad acquisire le essenziali associazioni tra suoni e simboli e fanno maggior affidamento sul vocabolario visuale per generare immagini visive di parole. Così facendo raggiungono un certo compenso, ma non sono in grado di leggere “non parole” quindi fonemi o parole che non possano identificare con immagini.

Dei restanti bambini, circa la metà ha difficoltà nel visualizzare le parole in una maniera che rende automatica la lettura. Essi quindi leggono lentamente, sbagliano anche le parole comuni, mai riescono a raggiungere la capacità di leggere fluentemente. In questi bambini ad essere deficitaria è la integrazione delle informazioni visuo-spaziali.

L’ultimo sottogruppo di bambini dislessici presenta la forma più’ severa, con difficoltà sia nella lettura che nella comprensione del linguaggio scritto. Per loro è difficoltoso anche sillabare una parola e spesso finiscono per presentare le più marcate difficoltà di apprendimento. Sembra che in essi sia colpito il sistema interattivo tra informazioni fonetiche e visuo-spaziali, quindi il trasferimento delle informazioni tra i due emisferi.

Il riconoscimento precoce delle difficoltà impedisce la colpevolizzazione del bambino, tuttavia se non vengono messe in atto una serie di strategie volte a migliorare l’efficienza de l sistema cerebrale, si viene a perdere la possibilità di un recupero reale.